Petula dell'Addebito
La Promessa
Elegia del Gene
La Pala d'Altare
Il Vate e il Pappagallo
-Elegia del Gene-
-La Pala d'Altare-
-La promessa-
-Di Padre-
-Le Danze-

a vent’anni scrivevo
nelle camere odore di padre addormentato
e madre assente
per poi mentirmi
cambiare in varianti
un anno fa, 14 luglio 2006, scrivevo
Io che sono una cretina per risolvere vado a sfondarmi.
Forse c’è un tempo per tutto forse non ci sarà mai il tempo degli incontri.
*** che dice che mio padre interagisce come un pupazzetto.
Se lo chiami viene, vero. Se gli dai un calcio sta lontano, vero. Dove lo metti lui sta, vero. Nessun sintomo di vitalità o di iniziativa. Nessun sentimento in superficie; solo i medesimi giri di parole. Sempre gli stessi, sempre uguali. Vero.
Se io do il La me la suono e me la ballo da sola. Io mi scerpo.
In questo momento della mia vita mi è insopportabile.
Però ho un dubbio. Se io mi affronto e mi faccio male non vinco una candelina alla pesca del prete.
Se mi affronto e mi faccio male non ho un risultato. È cultura? Mbò. Sono io il toro. È che speravo fosse mio padre il toro, a la Plaza de Toros.
Quando mi accorgo di aver desiderato di amare un padre, Herr Doc? Adesso. Sempre. Il mio. Con tutte le sue idiozie. I suoi vuoti. La totale, ottusa incomunicabilità. Lui che sa essere tanto cattivo e menefreghista. Come me. Lui che ho spesso trattato con odio. Lui che io qui affogo in una valle di lacrime. Perché forse io m’inganno. Perché forse io credo che questo male, da qualche parte, intima e nascosta, forse questo male è condiviso. Perché non puoi passarla liscia. Io esisto. E ti sono figlia.
quando cesserò di vagire
sgonfieranno i lividi
14 Luglio 2007.
un giorno d’estate onesto
una ricorrenza
in quella casamuffa come un ventre
dove gli occhi trovano rifugio
unico sul dorso dei libri
stringo le mani e stringo i denti
sarebbe bello riuscire a piangere
senza respirare calare in un silenzio metallico
senza respirare piangere involontaria
serrare
le lacrime
nello stomaco
non saprò mai assolverti
un amore inconsolabile eterno
[ti ho regalato uno spettacolo all’Arena
poi mi sono sentita un verme
non mi sono offerta di accompagnarti, papà]
non mi sono permessa papà
che mi riconosci dalle noci degli occhi
dalle ossa allungate, dal cuoio arruffato
un amore penoso ma
Libiamo ne' lieti calici,
che la bellezza infiora
un amore
patetico
guaribile in un cinema
il sabato pomeriggio
in un paio di scarpe vernice rossa
guardami come sono bella papà
[inconcluso]
