Petula dell'Addebito
La Promessa
Elegia del Gene
La Pala d'Altare
Il Vate e il Pappagallo
-Elegia del Gene-
-La Pala d'Altare-
-La promessa-
-Di Padre-
-Le Danze-

(immagine: La Veuve-Alma Tirésia di Julien Martinez)
Un'obelisca voce c'è
C'è una voce obelisca nelle sue stanze
che è suono sfatto, Signori,
accessibile stridore contemplato
dentro all'urna esalante il suo livore
Si veda e la si contempli ché, mentre
canta e scimmiotta, scimmiotto anch'io
-a mia volta- la sua canzone scimmiottata:
scimmiotto bene e canto dunque
il canto suo storto annoverato
tra le pantomime del dolore.
(o fu l'assenza, quell'anafora frustrata
che inveisce sugli altari
d'una sanitudine per far
fronte alla frustazione di andar
per pari con codesta -assenza-
fedelissima sua compagna?)
Un'obelisca voce c'è
c'è un'obelisca voce nelle sue stanze
ricamata d'un complotto lessicale
Un ululato di dottrine riciclate
e tantotantomale! tantomaleadoperato,
tantodoloretanto che tantotanto fa male!
E tanto inquieta m'appare
-mentre pensa di quietare-
il pianto dolorante nelle sue filippiche ornamentali
La voce bimba incapricciata
fingesi monologante altera e spuria
In altre piccole e caduche parole
si cimenta nell'addiaccio
della sua invisibilitudine
mentre sfila dentro al nostro funerale
e si rammarica, si muore, si nutre
del suo sfitto e rammaricato essersi,
crede dell'esser di se stessa l'attrice
-pretenziosa!-
un'attricetta d'una domenica in falsetto
che reclama il suo sipario a grande voce
(E fu l'addiaccio alle parole
-Signori- , che romitava e mastulava
gli avanzi d'un rogito.
Fu l' abigeato di parole -Signori-
ad indurla, con la nostra benedizione, in tentazione.
Permettiamo il suo cogito ergo sum rigurgitato
nell'appena appena dedica del nostro
esser consapevolmente suoi defunti.
E -noi- lo giuro -perché no?-
ci pentiamo redimendoci alla santitudine
per un fiore immacolato sulla nostra urna
confortata del suo pianto ricamato lessicale)
Un'obelisca voce c'è
che guaisce -con rabbia- il suo dolore
S'illude, la piccola Fiammiferaia,
d'accender voce con un cerino per scaldarla.
Poi, la donnetta, parasi il didietro
retrodatando ogni suo pianticcio
ritraendo le manine candide
(fossero candide le manine)
Un'obelisca voce c'è nelle sue stanze
una voce obelisca claudicante
e a scanso d'ogni equivoco,
perché non si dica ch'è
lustrato da manine candide
(fossero candide le manine)
c'è un'obelisca voce -claudicante-
nella misera stanzetta d'una poesia
riciclata.
Riciclata. Sì l'ho detto, Riciclata ho detto, ho detto così!
____________________________________________________
Il testo, ci tengo a precisarlo, è tratto da: Ogni pazienza ha il suo limite-
